Ho un corpo affamato di vita. Si contorce e s’avvita nel buio di questo tempo, come tronco ostacolato, nel suo protendersi, da faglie terrene sfaldate nel grembo. Non si sfiorano i cieli promessi in saldo da venditori porta a porta d’illusioni, han battuto a tappeto ogni cuore, indorando ogni pillola amara con lingotti di finte passioni. E noi, viandanti in un tempo limitato, ci siamo alterati trasformandoci in podisti esausti, cercando di tenere il ritmo adeguato per più metri del dovuto, scopiazzando poveri cristi, senza approfondire le sonorità interiori capaci di far risorgere gli animi affranti senza difenderci dai direttissimi che arrivavano veloci, a piene mani, senza uso di guanti. E di boxare non ne abbiamo più voglia, la nausea ci coglie preparati e rimbomba col mondo in doglia. Che la Terra stia partorendo un nuovo tempo? Un ardire libero non calmierato da alcuna briglia? Nel vivere contaminati da un soffrire per ogni cosa, vedremo forse dondolare l’ultima foglia: nel cadere a terra, ci apparirà ricolorata di sole, sbattendoci in faccia la sua meraviglia.
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